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Mobbing
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Il mwawmobbingcite-ref-1[1] in mwcapsicologia è una forma di mwcqabuso esercitato da una persona o da un mwcggruppo di persone nei confronti di uno o più soggetti. Sebbene il termine venga utilizzato soprattutto per riferirsi a situazioni nel mwcwmondo del lavoro, il termine indica comportamenti violenti anche di altri gruppi (sociali, mwdafamiliari o mwdqanimali).
Nell'ambito mwdwlavorativo simili attività possono anche essere messe in atto da persone che abbiano una certa autorità sulle altre, in tal caso si parla di mweabossing. In mweqetologia, il termine identifica i comportamenti aggressivi assunti da talune mwegprede nei confronti di un mwewpredatore per intimorirlo e dissuaderlo dall'attacco.
Contents
• Francia
• Germania
• Italia
• Svezia
• Svizzera
• Note
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Origine ed etimologia
Il termine venne coniato agli inizi degli mwgaanni settanta del mwgqXX secolo dall'mwggetologo mwgwKonrad Lorenz per descrivere un particolare mwhacomportamento aggressivo tra individui della stessa specie, con l'obiettivo di escludere un membro del gruppo. In mwhqetologia, particolarmente in mwhgornitologia, mwhwmobbing indica anche il comportamento di gruppi di mwiauccelli di piccola taglia nell'atto di respingere un mwiqrapace loro predatore. È stato utilizzato in diversi contesti e con diversi significati; infatti nel 1972 il medico svedese Paul Heinemann utilizzò il termine, come sinonimo di mwiwbullismo, in una ricerca sull'aggressione di singoli bambini da parte di gruppi di coetanei. Negli anni '80 lo psicologo svedese Heinz Leymann, definì il mobbismo nell'accezione attuale: “mwjquna comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo.”cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]
Dal punto di vista linguistico-grammaticale mwlwmobbing è un gerundio sostantivato inglese derivato da "mob" (coniato nel mwma1688, secondo il dizionario Merriam-Webster), dall'espressione latina "mwmqmobile vulgus", che significa "gentaglia (mobile)", cioè "una folla grande e disordinata", soprattutto "dedita al vandalismo e alle sommosse". Da qui il termine assunse, presso le classi sociali più elevate, anche una mwmgconnotazione spregiativa, per cui "mob" era, anche in assenza di azioni violente, equivalente pressappoco all'italiano "plebaglia".
Nel caso italiano, invece, gli studi più accreditati e diffusi sono quelli dello psicologo Harald Ege, secondo cui il mobbing è una forma di “terrore psicologico sul posto di lavoro”, esercitato “attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti”, da parte di colleghi o superiori, il quale si manifesta come un’azione, o una serie di azioni, che si ripete con una certa frequenza e per un certo periodo di tempo, compiuta da uno o più mwnamobber (aggressori) per danneggiare la vittima, quasi sempre in maniera sistematica e con uno scopo ben precisocite-ref-4[4].
Il successo del neologismo “mobbing” scaturirebbe dal fatto che esso riguarda un’area di grande sensibilità sociale, com’è quella della tutela del lavoro nell’impresa e l’implicazione della persona nel processo produttivo. È anche certo che l’impiego di termini stranieri di solito comporta una certa visibilità del termine stesso (per la sua novità), una certa facilità di acquisizione e di impiego a livello mediatico.
Volendo trovare un sinonimo in italiano, si potrebbe far riferimento al termine “nonnismo”, da anni impiegato per definire analoghi comportamenti relativi alla vita militare, o a quello, di origine anch’esso inglesimwow], di “bullismo”, normalmente riferito all’ambiente scolastico.
A mwpqmobbing è correlato anche il lemma - di uso nello mwpgmwpwslang statunitense - mwqamwqqmobster, che indica genericamente chi appartenga alla malavita o abbia un comportamento malavitoso. In italiano è inoltre derivato il verbo "mobbizzare", col significato di "compiere azioni di mobbing", e a esso sono collegati i termini "mobbizzatore" (o "mobber"), per indicare colui che perpetra l'attacco, "mobbizzato" (o "mobbed") per indicare la vittimacite-ref-5[5], e "mobbizzazione", sinonimo di mobbismo. Nei paesi anglofoni, per indicare la violenza psicologica sul posto di lavoro, che in Italia, abbiamo visto, è l'accezione più comune di mwrgmobbing, si utilizzano lemmi più specifici: mwrwharassment (utilizzato anche per molestie domestiche), mwsaabuse (maltrattamento), mwsqintimidation (intimidazione), mwsgworkplace bullying (bullismo sul lavoro).
Descrizione
Il mobbing si può configurare come mwtqviolenza psicologica, ma le azioni possono sfociare anche in vera e propria mwtgaggressione fisica, perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso, e può essere messo in atto da un singolo soggetto o da un gruppo di individui verso una o più persone.
Esempi tipici potrebbero essere angherie, vessazioni, mwuademansionamento lavorativo, mwuqemarginazione, umiliazioni, mwuginsulti, maldicenze, mwuwaggressioni fisiche e verbali, mwvaostracizzazione. A questi vanno aggiunte anche situazioni suscettibili di creare mwvqimbarazzo. Essere ripetutamente e volutamente messi in tali situazioni potrebbe creare stati psicologici simili a quelli dovuti ad aggressione, favorendo degli atteggiamenti di mwvgcolpevolizzazione della vittima. Di solito lo scopo è quello di indurre un membro non gradito all'autoallontanamento spontaneo dal gruppo o associazione, attraverso tutta una serie di pressioni e vessazioni di tipo morale o psicologico. Una tipologia di mwvwmobbing verticale o mwwamobbing dall'alto è riscontrabile quando a mettere in atto tali attività sono individui che esercitino un'autorità in un determinato contesto, su altre persone; in tal caso si parla di mwwqbossing.
La materia in questione interessa la psicologia del lavoro e delle organizzazioni con risvolti e conseguenze sulla salute e anche in ambito giuridico. Da quest'ultimo punto di vista giuridico singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) possono raggiungere la soglia di mwwwreato, ed eventualmente essere di per sé illegittimi, e nell'insieme suscettibili di produrre mwxadanni (essenzialmente a mwxqlivello biologico ed mwxgesistenziale), con gravi conseguenze quindi sulla salute della vittima, sulla sua esistenza, e anche sul patrimonio, convincendola di cose non veritiere inerenti alla propria persona. Possiamo suddividere atti di mobbing a seconda del contesto in cui si verifichino: sul posto di lavoro, in famiglia, a scuola e nella società, che assomigliano alla truffa anche aggravata.
Nei vari contesti
Forme di mobbismo sono distinguibili in vari contesti, ad esempio nella mwyqscuola (in tal caso viene definito mwygbullismo), all'interno delle mwywforze armate (mwzanonnismo) o nel mwzqmondo del lavoro, ma anche in varie tipologie di aggregazione sociale non legate a professioni o ambiti lavorativi, come tra amici, gruppi o bande giovanili, circoli sportivi, associazioni ricreative.
Nella famiglia
Questa pratica è condotta all'interno delle dinamiche relazionali coniugali e familiari ed è finalizzata alla delegittimazione di uno dei coniugi e alla estromissione di questo dai processi decisionali riguardanti la famiglia in genere e nello specifico i figli.cite-ref-6[6] Il mobbing familiare più frequente è quello che coinvolge le famiglie separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario al fine di spezzare il legame genitoriale nei confronti dei figli, nei casi più gravi il fenomeno può portare la vittima a compiere un gesto suicida. Vari studi e ricerche hanno evidenziato come questo particolare tipo di mobbing sia più frequente nelle relazioni coniugali contraddistinte da una intensa conflittualità..
In questo quadro rientra la controversa teoria della mwbwSindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome, PAS), attualmente oggetto di un acceso dibattito nella comunità scientifica e tra addetti ai lavori.
In alcuni casi, il mobbing familiare si presenta attraverso una serie di strategie "persecutorie" preordinate da parte di uno dei coniugi nei confronti dell'altro coniuge, allo scopo di costringere quest'ultimo a lasciare la casa coniugale o ad acconsentire, ad esempio, a una separazione consensuale, pur di chiudere rapporti coniugali fortemente conflittualicite-ref-7[7]. Dal mobbismo familiare si distingue quello "genitoriale", fenomeno oggetto di diversi studi e tesi di laurea (per tutti, vedasi ad es. "Una nuova epidemia sociale: la conflittualità nelle separazioni coniugali tra mobbing genitoriale e PAS" di F. Troianocite-ref-8[8]) termine da riservarsi alle contese in corso di separazione coniugale in cui vi siano comportamenti finalizzati a escludere l'altro genitore dall'esercizio della propria genitorialità. Il cosiddetto "mobbing genitoriale" sarebbe riconducibile a quattro casi (spesso erroneamente citati come casi di mobbing familiare):cite-ref-9[9]
• emarginazione dai processi decisionali tipici dei genitori;
• minacce;
• denigrazione e delegittimazione familiare e sociale.
Secondo lo psicologo del lavoro Harald Ege, il concetto di mobbing familiare non sarebbe scientificamente attendibile.cite-ref-10[10] Lo stesso Ege concorda con le affermazioni di Konrad:
«Il termine mobbing è mutuato dall'etologia: Konrad Lorenz infatti lo utilizzò per indicare una reazione collettiva verso un predatore da parte di potenze di prede, che con l'assalto organizzato di gruppo lo confondono e ne elidono l'attacco, ma anche, successivamente, per indicare i comportamenti aggressivi di un gruppo di animali nei confronti di un singolo inter o intraspecifico.
»
Secondo Gaetano Giordano come il "mobbing animale" è un comportamento rivolto esclusivamente alla tutela della prole o dei nascituri, e - soprattutto - che si verifica esclusivamente in presenza di uova fecondate o di mwjwprole.mwka cite-ref-12[12] In definitiva, secondo questi autori questa tipologia di mobbismo - contrariamente a quanto sostiene Ege - emerge come fenomeno (e come osservazione) negli animali, è un comportamento animale destinato alla tutela della prole, e solo per un successivo utilizzo - desunto dagli studi etologici - viene descritto come fenomeno che si manifesta nel lavoro e nelle relazioni sociali umane.
Nella scuola
Nella mwmascuola si utilizza il termine mwmqbullismo ovvero una azione di uno o più studenti ai danni di un compagno di classe, o di altro alunno dell'istituto scolastico. Una variante è il mwmgcyberbullismo, ovvero qualora le attività e gli atti vengano poste in essere con l'utilizzo dei mwmwsocial network o con strumenti informatici di comunicazione. Esiste anche in ambiente scolastico, una forma particolare di "mobbing dall'alto", ossia praticato da un mwnainsegnante a danno di uno o più allievi, attraverso: espressioni sistematicamente denigratorie e/o provvedimenti disciplinari persecutori, valutazioni o giudizi ingiustificatamente negativi.
Altro fenomeno è il mwngmobbing di studenti più o meno organizzati nei confronti di insegnanti ritenuti deboli e non in grado di mantenere la disciplina in classe, mobbismo che tende a voler nascondere le proprie mancate responsabilità nei confronti dello studio, della disciplina e del rispetto delle regole.
Nel lavoro
Il primo a parlare di mobbing quale condizione di mwogpersecuzione psicologica nell'ambiente di mwowlavoro è stato alla fine degli mwpaanni ottanta del mwpqXX secolo dallo psicologo svedese Heinz Leymann che lo definiva come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo, progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e/o di difesa.
Si parla di mwqabossing quando l'attività è condotta da un superiore al fine di costringere alle dimissioni un dipendente in particolare, ad esempio perché ritenuto antipatico, poco competente o poco produttivo; in questo caso, alle attività possono partecipare anche i colleghi (mwqqside mobbing), che preferiscono assecondare il superiore, o quantomeno non prendere le difese della vittima, per non inimicarsi il capo, nella speranza di fare carriera, o semplicemente per "quieto vivere". Si suole definire mwqgmobbing tra pari quello praticato da parte dei colleghi verso un lavoratore non integrato nell'organizzazione lavorativa per motivi d'incompatibilità ambientale o caratteriale, come per i diversi interessi sportivi, per motivi etnici o religiosi oppure perché mwqwdiversamente abile, oppure il mwramobbing dal basso; generalmente la causa scatenante del mobbing orizzontale non sono tanto le incompatibilità all'interno dell'ambiente di lavoro quanto una reazione da parte di una maggioranza del gruppo allo stress dell'ambiente e delle attività lavorative: la vittima viene dunque utilizzata come "mwrqcapro espiatorio" su cui far ricadere la colpa della disorganizzazione, delle inefficienze e dei fallimenti.cite-ref-13[13]; il mobbing mwsgstrategico si ha quando l'attività vessatoria e dequalificante tende a espellere il lavoratore, per far posto a un altro lavoratore (di solito in posizioni di dirigenza o apicali).
Atti di mwtabossing possono rientrare nell'ambito di strategie compiute dalla direzione o dall'amministrazione del personale dell'ente presso il quale si lavori, finalizzate alla riduzione o razionalizzazione del personale, oppure alla semplice eliminazione di persone indesiderata; viene messo in atto con il preciso scopo di indurre il dipendente alle dimissioni, e può attuarsi in modalità differenti ma con lo scopo comune di creare un clima di tensione intollerabile per le vittime. Per potersi parlare di mobbing, l'attività persecutoria deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psicofisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (come ad esempio disturbo da disadattamento lavorativo, mwtqdisturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico. Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al mwtglicenziamento, che potrebbe causare imbarazzo o problemi di vario tipo al mwtwdatore di lavoro, o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi come, ad esempio, una mwuadenuncia ai superiori o all'esterno di irregolarità sul posto di lavoro, o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste per essa immorali, illegali o ricatti di varia natura.
Va peraltro sottolineato che l'attività mobbizzante può anche non essere di per sé illecita o illegittima o immediatamente lesiva, dovendosi invece considerare la contestualizzazione e la reiterazione dei singoli episodi che nel loro insieme tendono a produrre il danno nel tempo. In effetti, l'ingiustizia del danno, vale a dire dell'evento lesivo non previsto né giustificato da alcuna norma dell'mwugordinamento giuridico, deve essere sempre ricercata valutando unitariamente e complessivamente i diversi atti, intesi nel senso di comportamenti e/o provvedimenti. Si distingue, nella prassi, fra mobbing mwuwgerarchico o verticale e mobbing mwvaambientale o orizzontale; nel primo caso gli abusi sono commessi da superiori gerarchici della vittima, nel secondo caso sono i colleghi della vittima a isolarla, a privarla apertamente della ordinaria collaborazione, dell'usuale mwvqdialogo e del rispetto.
La pratica del mobbismo sul posto di lavoro si esplica mediante la vessazione sistematica di un mwvwlavoratore dipendente o di un collega di lavoro con diversi metodi di violenza psicologica o fisica, alcuni atti potrebbero essere ritenuti la sottrazione ingiustificata di incarichi o della postazione di lavoro, dequalificazione delle mansioni a compiti banali (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti insignificanti, dequalificanti o con scarsa autonomia decisionale) così da rendere umiliante il prosieguo del lavoro; rimproveri e richiami, espressi in privato e in pubblico anche per banalità; dotare il lavoratore di attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, arredi scomodi, ambienti male illuminati; interrompere il mwwaflusso di mwwqinformazioni necessario per l'attività (chiusura della mwwgcasella di posta elettronica, restrizioni sull'accesso a mwwwInternet); continue mwxavisite fiscali in caso malattia (e spesso al ritorno al lavoro, la vittima trova la mwxqscrivania sgombra). Può anche accadere che l'impulso di aggressione a un mwxglavoratore venga dall'alto e sia finalizzato alle dimissioni di qualcuno. In questo caso i colleghi che effettuano il mobbing eseguono servilmente le disposizioni del superiore anche se il collega mobbizzato non ha fatto niente di male a loro. Tutte queste situazioni e in genere gli attacchi verbali non sono facilmente traducibili in "prove certe" da utilizzare in un eventuale processo per cui è anche difficile dimostrare la situazione di aggressione.
Le conseguenze del mobbing oltre a essere dannose per chi le subisce, possono nuocere anche a coloro che mettono in atto tali attività, e anche direttamente alle aziende stesse. La Warnaco Group, partner di mwyaCalvin Klein, sotto la guida dell'ex amministratore Linda Wachner ha avuto il più alto tasso di turn over del settore e ha perso in un lustro molti dirigenti validi.cite-ref-14[14] Le offese e i comportamenti discriminatori verso i sottoposti possono costare cari alle aziende, anche in termini di esborsi diretti: ad esempio, nel mwzq2001 una società britannica, la Mercury Mobile Communications Services, ha dovuto stanziare un risarcimento di 370.000 sterline a favore di un dipendente vessato da un manager. Di là, comunque, dai singoli casi, il volume cita una ricca letteratura scientifica che dimostra come il livello di produttività nelle organizzazioni sia direttamente proporzionale alla soddisfazione vissuta dai lavoratori nell'ambiente di lavoro, e inversamente proporzionale a un clima intimidatorio o punitivo. È quindi chiaro che il mobbing non è una malattia ma rappresenta il termine per indicare la complessiva attività ostile posta in essere solitamente da un mwzgdatore di lavoro (pubblico o privato, da solo o in combutta) a danno di un dipendente per isolarlo e obbligarlo al trasferimento o alle dimissioni. Le azioni rientranti nella categoria della costrittività organizzativa coinvolgono direttamente e in modo esplicito l'organizzazione del lavoro e la posizione lavorativa e possono assumere diverso rilievo ai fini del riconoscimento della natura professionale del danno conseguente.cite-ref-15[15]
Nelle forze armate
Nelle mw1gforze armate si manifesta sovente nel mw1wnonnismo, termine che si riferisce alla maggiore età dei mw2amilitari che commettano tali atti su vittime più giovani, generalmente mw2qreclute.cite-ref-16[16]
Studi e statistiche
Nei primi mw4aanni 1990, lo psicologo svedese Heinz Leymann tenne in Italia una serie di conferenze che diedero inizio al dibattito nazionale sul mobbing, con una decina d'anni di ritardo rispetto a Svezia e Germania. Leymann estese il dibattito sul mobbismo dapprima in Germania e poi nel resto degli mw4gstati membri dell'Unione europea. Nel 2001 lo psicologo del lavoro Harald Ege, che aveva portato la conoscenza del Mobbing in Italia nei primi anni ‘90, elaborò un protocollo scientifico per l’accertamento del Mobbing, detto mw4wMetodo Ege .cite-ref-17[17] Il metodo doveva servire in ambito forense per un accertamento peritale del Mobbing. Esso si articola in 3 fasi. La prima prevede che l’accertamento del Mobbing venga effettuato mediante la verifica contestuale di 7 parametri tassativi. Nel 2004, con l’ideazione dello Straining, fu adattato anche a questa categoria e altresì a qualsiasi conflitto occupazionale. Tale Metodo fu ampiamente recepito dalla giurisprudenza italiana.
Secondo l'mw6qINAIL, che per prima in Italia ha fornito una definizione di mobbing lavorativo, qualificandolo come mw6gcostrittività organizzativa, le possibili azioni traumatiche possono riguardare la marginalizzazione dall'attività lavorativa, lo svuotamento delle mansioni, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi o degli strumenti di lavoro, i ripetuti trasferimenti ingiustificati, la prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto o di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psicofisici, l'impedimento sistematico e strutturale all'accesso a notizie, la inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti all'ordinaria attività di lavoro, l'esclusione reiterata da iniziative formative, il controllo esasperato ed eccessivo.cite-ref-18[18]
Conseguenze sulla salute
La patologia psichiatrica più frequentemente associata è il disturbo dell'adattamento; esso si compone di una variegata mw8qsintomatologia ansioso-depressiva reattiva all'evento mw8gstressogeno. Fra le conseguenze ci possono essere il mw8wdisturbo post traumatico da stress, che può associarsi a perdita d'mw9aautostima, mw9qansia, mw9gesaurimento nervoso, mw9wdepressione, mw-ainsonnia, mw-qnevrosi, isolamento sociale, attacchi di panico, ma anche causa di mw-gcefalea, annebbiamenti della vista, mw-wtremore, mw-atachicardia, mw-qsudorazione fredda, mw-ggastrite e mw-wdermatite.cite-ref-19[19] La terapia cognitivo-comportamentale è quella più effettiva in questi casi anche se non è da disdegnare la psicoterapia di stampo freudiano, più tradizionale, soprattutto per i casi gravi in cui la personalità sia stata gravemente danneggiata.
La tutela giuridica nel mondo
Francia
In Francia una normativa specifica è stata emanata con la legge 17 gennaio 2002 n. 173, che modificando il codice del lavoro francese, contiene un capitolo espressamente dedicato alla materia intitolato “mwaqcLutte contre le harcélement moral au travail”.
Germania
La legislazione della Germania non prevede una esplicita tutela, ma ad eventuali vittime è comunque garantita tutela giuridica attraverso l’applicazione di normative di carattere generale poste a garanzia della salute e sicurezza dei lavoratori, in particolar modo secondo i principi della mwaqolegge fondamentale della Repubblica Federale di Germania e nel mwaqsmwaqwBürgerliches Gesetzbuch. A queste si affiancano norme specifiche volte a tutelare i lavoratori.
Italia
Sebbene non esista una mwaq8legislazione specifica in materia, a partire dagli anni 2000 presso il mwaraparlamento italiano sono stati depositati alcuni mwaredisegni di legge specifici sul tema; come ad esempio un primo progetto risalente al 21 marzo 2002, presentato da senatori di mwariRifondazione Comunista, poi ripreso da una commissione tecnico-scientifica nominata dal Ministero della Funzione Pubblica durante il mwarmgoverno Berlusconi II, oppure il disegno di legge n. 1785 presentato durante il mwarqgoverno Renzi avente ad oggetto l'introduzione nel codice penale del reato di atti vessatori in ambito lavorativo.cite-ref-20[20]
Bisogna ricordare che la mwaroCostituzione della Repubblica Italiana afferma i mwarsprincipi giuridici di tutela della persona in tutte le sue fasi esistenziali, da quella di cittadino a quella di lavoratore. Dal punto di vista del diritto penale, non è previsto come mwarwfattispecie tipica di mwar0reato a sé stante, ma atti del genere possono rientrare in altre fattispecie previste e perseguite, quali mwar4mwar8stalking, o mwasalesioni personali gravi o gravissime, anche colpose che sono perseguibili di ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell'origine professionale della malattia. Inoltre, l'art. 2087 del mwasecodice civile italiano afferma che spetta al mwasidatore di lavoro l'obbligo contrattuale di tutelare la salute e la personalità morale del dipendente, sebbene la Corte di Cassazione abbia ritenuto che un'iniziativa diretta alla repressione, e non già alla prevenzione, dei fatti mobbizzanti non è idonea a costituire adempimento agli obblighi previsti dalla citata norma.cite-ref-21[21]
Il Mobbing e’ entrato nel diritto vivente nell’anno 2001 quando fu emessa la 1º sentenza di Mobbing (sent. n. 84 Trib. Lav. Forlì del 15/03/2001) grazie alla consulenza tecnica di ufficio prestata dallo psicologo del lavoro, Harald Ege, che fu chiamato ad esprimersi su un caso di presunto Mobbing dall’allora giudice, dott. Carlo Sorgi.cite-ref-22[22]
Trattandosi della prima consulenza tecnica mia disposta in materia, Ege non disponeva di alcun impianto scientifico o metodologico di riferimento spendibile in ambito forense per prestare la propria valutazione specialistica, perciò si rese conto che doveva adempiere al proprio ruolo fornendo al giudice una disamina scientificamente solida.
Sviluppó quindi una metodologia, cd mwas4Metodo Ege partire dall’analisi di tutti i casi che egli aveva analizzato dai primi anni ‘90.
Il Metodo Ege, coperto da copyright, si articola in 3 fasi:
1. Accertamento del Mobbing mediante la verifica contestuale di mwati7 parametri tassativi di riconoscimento (1. Ambiente lavorativo; 2. Frequenza; 3. Durata; 4. Tipo di azioni; 5. Dislivello tra gli antagonisti; 6. Andamento secondo fasi successive (mwatmModello Ege a 6 fasi); 7. Intento persecutorio;
2. Valutazione della lesione accertata da Mobbing (L.A.M.S.) e percentualizzazione del grado di lesione riportata dalla vittima (considerato anche il mwatumwatydoppio-Mobbing);
3. Quantificazione monetaria della L.A.M.S. in base alle cd Tabelle Ege.
Il Metodo Ege e i 7 parametri furono presentati ufficialmente al mondo giuridico con la pubblicazione del testo “mwatkLa valutazione peritale del danno da Mobbing”, Giuffrè Francis LeFebvre, nel 2002, riedito per essere adattato allo Straining nel 2019 con il titolo “mwatoLa valutazione peritale del danno da Mobbing e da Straining”.
Dunque il riconoscimento giuridico del Mobbing avvenne attraverso il richiamo dell’art. 2087 cc, quale norma cardine e norma aperta protettrice del lavoratore, e con la qualificazione tecnica del fatto come “Mobbing”.
Il Mobbing, infatti, non è una fattispecie di natura propriamente giuridica (come confermato dalla Corte di Cassazione 14 dicembre 2025, n. 32598) bensì una qualificazione mwat0tecnica e, in effetti, può essere accertato solo attraverso una consulenza tecnica necessaria per fondare la fattispecie sul piano giuridico (e la tutela risarcitoria) mediante il fondamento rappresentato dalla norma civilistica art. 2087 cc..
Secondo una certa dottrina giuridica, il mobbing/bossing è riferibile a un complesso, sistematico e duraturo comportamento del mwat8datore di lavoro e/o di uno o più colleghi, che deve essere esaminato in tutti i suoi aspetti e nelle loro conseguenze, per creare un coacervo di stimoli lesivi che non può né deve essere frazionato o spezzettato in tanti singoli episodi, ciascuno dei quali aventi un proprio effetto sanitario ovvero giuridico. Anche atti di trasferimento ingiustificato, come talvolta accaduto nella mwauapubblica amministrazione italiana, possono integrare condotte ascrivibili ad atti di mobbing.cite-ref-23[23] La mwauugiurisprudenza della Corte costituzionale e della Cassazione ha trattato il fenomeno in varie occasioni: ad esempio, secondo la sentenza della mwauyCorte costituzionale 19 dicembre 2003, n. 359, gli atti posti in essere possono risultare mwauc"se esaminati singolarmente, anche leciti, legittimi o irrilevanti dal punto di vista giuridico", assumendo, purtuttavia, "rilievo quali elementi della complessiva condotta caratterizzata nel suo insieme dall'effetto" e risolvendosi, normalmente, in «disturbi di vario tipo e, a volte, patologie psicotiche, complessivamente indicati come sindrome da stress post traumatico.»cite-ref-24[24] L'accertamento del danno da mobbing esige «una valutazione unitaria degli episodi denunciati dal lavoratore, i quali raggiungono la soglia del mobbismo ove assumano le caratteristiche di una persecuzione, per la loro sistematicità e la durata dell'azione nel tempo.cite-ref-25[25] La Suprema Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - con sentenza dell'11 settembre 2008, n. 22858, ha individuato gli elementi essenziali di carattere generale del mobbing in una condotta protratta nel tempo tesa a ledere il lavoratore a mezzo di una pluralità di azioni.cite-ref-26[26] Con sentenza del 15 maggio 2015, n. 10037, la Cassazione ha inoltre individuato delle "linee guida", secondo cui è necessaria la presenza di sette elementi - che devono però ricorrere all'unisono - in presenza dei quali si possa parlare di mobbing, ovvero:cite-ref-27[27]
1. vessazioni sul luogo di lavoro;
2. contrasti, le mortificazioni o quant'altro devono durare per un congruo periodo di tempo;
3. la reiterazioni e la molteplicità degli atti;
4. attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce;
5. dislivello tra gli antagonisti, con l'inferiorità manifesta del ricorrente;
6. conseguenze sulla salute in modo da determinare esclusione dal mondo del lavoro, in modo da determinare sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro;
7. intento persecutorio ovvero premeditazione.
Si tratta proprio dei 7 parametri individuati dallo psicologo del lavoro Harald Ege attraverso il suo metodo, Metodo Ege.cite-ref-28[28]
La Cassazione, con ordinanza n. 31367 del 01 dicembre 2025 del ha stabilito che, in un mwawyluogo di lavoro, la presenza mwawccondotte vessatorie, o comunque il creare un ambiente mwawgstressogeno, danno comunque titolo al risarcimento da parte del mwawkdatore di lavoro, anche a prescindere dalla sussistenza degli estremi per la configurazione del mwawomobbing.cite-ref-29[29]
Il Ministero dell'Interno nel 2012 è stato condannato in mwaxagiudizio, sia in primo che secondo grado, per le violazioni dell'art. 2087 del mwaxecodice civile italiano che hanno determinato mobbing, gravi malattie e la morte del lavoratore vittima.cite-ref-30[30]
Svezia
In Svezia, l'Agenzia di sanità pubblica ha emanato l'ordinanza 21 settembre 1993, n. 17, entrata in vigore il 31 marzo 1994, con misure contro ogni forma di persecuzione psicologia negli ambienti di lavoro.
Svizzera
Anche in Svizzera non vi è una normativa particolare e specifica, ma si applicano le disposizioni contenute in varie fonti, come la legge federale sul lavoro nell’industria, nell’artigianato e nel commercio n. 822.11, nonché il mwaxocodice penale svizzero.
Stati Uniti d'America
Negli USA, il fenomeno è stato oggetto di analisi, studi e statistiche, ma manca una normativa specifica a livello federale.
Unione Europea
Un mwax8libro verde del mwayaParlamento europeo, "Il mobbing sul posto di lavoro", del 16 luglio 2001, introduceva il dibattito in tema di mobbismo in sede comunitaria.
La successiva risoluzione del Parlamento europeo sul mobbing sul posto di lavoro —2001/2339(INI)— è uno dei primi riferimenti normativi in materia, non recepito nell'ordinamento italiano. La risoluzione non è stata seguita da una direttiva europea, che obbligasse gli Stati membri a legiferare in tema.
Filmografia
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• mwaygmwaykMi piace lavorare (Mobbing) (2003)
• mwaysmwaywVolevo solo dormirle addosso (2004)
Note
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Bibliografia
In testa i titoli più recenti
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• Roberto Colantonio - mwalaStorie di Mobbing. 89 sentenze - Prefazione di Alberto Maggi - Iemme edizioni, Napoli, 2020
• Marcello Pedrazzoli (diretto da) - mwalmVessazioni e angherie sul lavoro. Tutele, responsabilità e danni nel mobbing - Zanichelli, Bologna, 2007
• Francesco Blasi e Claudio Petrella - mwaluIl Lavoro perverso. Il mobbing come paradigma di una psicopatologia del lavoro Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli, 2005
• Paolo Pappone e altri autori mwalcPatologia psichica da stress, mobbing e costrittività organizzativa: la tutela dell'Inail, INAIL, Roma 2005.
• mwalkRobert Sutton - mwalomwalsIl metodo antistronzi. Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è - Elliot - Roma, 2007. ISBN 978-88-6192-009-5
• Harald Ege - mwal8Oltre il Mobbing. Straining, Stalking ed altre forme di conflittualità sul posto di lavoro - FrancoAngeli - Milano, 2005,2023, ISBN 978 88 35 149897
• Harald Ege - mwammMobbing. Che cos'è il terrore psicologico sul posto di lavoro - Pitagora - Bologna, 1996
• Harald Ege - mwamyLa valutazione peritale del danno da Mobbing - Giuffré - Milano, 2002
• Giancarlo Trentini (a cura di) - mwamkOltre il Mobbing. Le nuove frontiere della persecutività - FrancoAngeli - Milano, 2006
• Giuseppe Favretto (a cura di) - mwamsLe forme del mobbing, cause e conseguenze di dinamiche organizzative disfunzionali - Raffaello Cortina Editore - Milano, 2005
• Lazzari Carlo. mwam0Psicologia ed etica del lavoro e delle organizzazioni. Dal Mobbing all'etica aziendale. Roma: Armando Editore, 2004.
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• mwaneMarie-France Hirigoyen: mwaniMalaise dans le travail, harcèlement moral, démêler le vrai du faux, Syros, Paris, 2001.
• Alessandro e Renato Gilioli - mwanqCattivi capi, cattivi colleghi - Arnoldo Mondadori editore - Milano, 2000
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• Heinz Leymann: mwanoMobbingmwans – Psychoterror am Arbeitsplatz und wie man sich dagegen wehren kann. Rowohlt, Hamburg 1993, ISBN 3-499-13351-2.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• mwaomNota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 18 novembre 2010 (PDF), su lavoro.gov.it. URL consultato il 17 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2012).
• mwaouDefinizione di Mobbing, su personaedanno.it. URL consultato il 28 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2009).
• mwaocCentro Ricerca Mobbing e Benessere Organizzativo - Centro Docimologico - Università di Verona, su cd.univr.it. URL consultato il 30 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2009).
• mwaokL'Enciclopedia del mobbing, su leymann.se. URL consultato il 7 luglio 2004 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2006).
• mwaosSentenze sul mobbing, su dirittolavoro.altervista.org.